La tossicità o la innocuità dei funghi dipendono dalle caratteristiche proprie di ciascuna specie e non esistono strumenti o reagenti chimici che possono aiutare a verificare a priori la commestibilità di un fungo, ne tanto meno alcun indizio dell'habitat di crescita o una particolare procedura di preparazione alimentare possono mettere al riparo da rischi di avvelenamento. Troviamo infatti funghi tossici unitamente ad eccellenti commestibili nelle specie a lamelle come pure nelle specie a tuboli, in quelle che crescono su legno e in quelle terricole, nei funghi di montagna e fra quelli tipici di pianura, con o senza anello, con carne che abbia o meno di colore. La preparazione alimentare, in particolare la prolungata cottura, o la prebollizione, possono rendere più digeribile un fungo già di per se commestibile, ma non elimina le sostanze velenose che sono nella stragrande maggioranza termoresistenti, le quali cioè resistono alla temperatura di cottura, come pure all'essiccamento. L'unico sistema sicuro è la conoscenza delle caratteristiche botaniche delle varie specie, accompagnato dall'abitudine di mangiare esclusivamente specie fungine dalle ottime qualità organolettiche ed in buone condizioni di conservazione. A questi rischi legati alla natura dei funghi, se ne aggiunge un altro, figlio del nostro tempo, dovuto alle situazioni di inquinamento dell'ambiente di crescita ed in particolare del terreno. I funghi si comportano un pò come una spugna e tendono ad assorbire e a concentrare nei loro tessuti le sostanze presenti in un determinato ambiente e se esso è degradato da scarichi inquinanti o da residui di antiparassitari da operazioni agricole, il fungo assumerà e trasmetterà le tossine presenti nel suolo. Occorre sottolineare inoltre che le proprietà di commestibilità attribuite ai funghi, non sempre hanno valore assoluto di innocuità.

Possono infatti subentrare spesso anche delle intolleranze personali legate ad allergie alimentari per carenze enzimatiche o per una particolare preparazione alimentare o per averne ingerito eccessiva quantità. Un'altra causa di intossicazioni alimentari è la cattiva conservazione dei funghi, siano essi freschi o condizionati (sott'olio, sott'aceto, secchi, ecc.) oppure non trattati in modo adeguato nella preparazione alimentare. I funghi freschi hanno una conservabilità molto limitata e presto innescano fenomeni putrefattivi con formazioni di tossine estranee alla natura del fungo, ma proprie dei cibi avariati e la loro assunzione in questo stadio procurerà analoghe intossicazioni alimentari. Una scarsa cottura di specie a carne piuttosto compatta porta a difficoltà digestive più o meno intense: quando si verificano indigestioni, s'innesta una forte tensione emotiva e si pensa al peggiore avvelenamento. La manifestazione gastroenterica è molto generica ed è presente nella grande maggioranza degli avvelenamenti o delle intossicazioni da funghi, almeno all'inizio della loro manifestazione clinica, siano essi dovuti alle proprietà velenose dei funghi o ad altre cause, come a quelle accennate prima. Occorre stabilire al più presto possibile l'esclusione di aver ingerito specie tossiche. La preoccupazione immediata nel caso di sospetto avvelenamento da funghi, deve essere quella di ricorrere prontamente alle cure mediche e, con l'aiuto dell'Ispettore Micologo, che in questi casi deve essere prontamente allertato dalle strutture di Pronto Soccorso, procedere ad identificare subito i funghi ingeriti. Saranno di grande aiuto eventuali rimanenze del fungo crudo o anche cotto, o in mancanza di altro, del materiale vomitato, su cui sarà possibile esaminare le spore. Lo studio delle spore può essere fatto anche su questi resti, poiché esse sono la parte meno mutevole e più resistente del fungo per cui, in mancanza di materiale più evidente, la determinazione della loro forma, del colore e do altre caratteristiche, può risultare decisiva ai fini dell'identificazione della specie, con l'inizio immediato delle terapie più adatte. La diagnosi precoce è un mezzo decisivo per una cura il più possibile efficace e saranno altrettanto importanti le indicazioni relative alla localizzazione del ritrovamento (contaminazioni esterne), all'habitat, alle modalità di conservazione e la preparazione culinaria. La maggior parte delle intossicazioni che si sono registrate negli anni '90 all'Ospedale di Fiorenzuola d'Arda sono state dovute ad intolleranze alimentari, in particolare e diffusamente dovute alla Clitocybe nebularis, ma anche ai porcini crudi e alla cattiva cottura di alcune specie, tra cui gli stessi porcini essiccati, probabilmente anche mal conservati e all'Armillaria mellea consumata senza prebollitura. Altre intossicazioni accertate sono state dovute all'Omphalotus olearius, raccolto e consumato scambiandolo per il Cantharellus cibarius e il consumo assieme a prataioli commestibili, della specie tossica Xanthoderma. Intossicazioni più pericolose si sono riscontrate presso l'Ospedale Maggiore della vicina città di Parma, ove le strutture di Pronto Soccorso si avvalgono dal 1992 della consulenza di esperti Micologi dell'Associazione Micologica Passerini. Sono avvenuti ricoveri per gravi avvelenamenti da Amanita phalloides (10 casi), da Entoloma sinuatum (34 casi), e Boletus satanas (3 casi).

Moltissime cause di intossicazione risultano dovute ad inadatte preparazioni alimentari, come ad esempio il consumo crudo dei Leccini, o dell'Armillaria mellea, oppure di funghi consumati poco cotti come i Pleurotus ostreatus cucinati alla griglia o alla piastra, ma anche per la cattiva conservazione di specie come i Boleti del gruppo edulis sia freschi che essiccati, ed ancora a seguito dell'ingestione di porcini crudi a causa di intolleranze alimentari. Il manifestarsi ricorrente di questi avvelenamenti hanno indotto ad intensificare l'attività preventiva delle Strutture Sanitarie e contestualmente è stata promossa una più attenta Legislazione relativa alla commercializzazione dei funghi epigei, dopo un vuoto durato diversi decenni. Gli avvelenamenti, in particolare quelli dovuti alle specie mortali, si verificano semplicemente perchè non si conoscono queste specie e le loro mutazioni che avvengono durante gli stadi di crescita, per altro ben evidenti e molto tipiche, oppure si ignora il loro sviluppo a volte non caratteristico, in situazioni ambientali particolari, ed anche perchè spesso sono sconosciuti i rischi che possono causare i funghi. Non a caso il fungo da tutti indicato come il più velenoso in assoluto è solitamente l'Amanita muscaria, di fatto, molto meno pericolosa della mortifera Amanita phalloides, che è dai più sconosciuta. È meglio indulgere in prudenza piuttosto che sottoporre se stessi la propria famiglia e spesso gli amici e conoscenti a un rischio grave. I funghi raccolti per l'autoconsumo si possono e si devono far controllare prima del loro consumo all'Ispettorato Micologico delle Aziende USL. Nella Provincia di Piacenza, questa struttura è presente con vari "sportelli", rispettivamente a Piacenza, Fiorenzuola d'Arda e Bobbio. I funghi freschi spontanei che si comprano devono recare sul contenitore (cassetta o altro) il cartellino del controllo sanitario, comprendente la data di ispezione della partita che necessariamente deve essere evidenziata nel medesimo. Se si consumano funghi freschi al ristorante, in pizzeria, o in altro pubblico esercizio, è possibile chiedere di verificare la presenza del cartellino di controllo sanitario sul contenitore dei funghi che sono stati acquistati. Per disposizione precisa della Legge, questi contenitori non possono mai essere sostituiti con altri fino all'esaurimento dei funghi che vi sono contenuti. I funghi secchi non possono essere venduti allo stato sfuso, ad eccezione del Boletus edulis e del relativo gruppo, che è formato dal Boletus edulis, Boletus aereus, Boletus aestivalis e Boletus pinophiluss, cioè i cosiddetti "porcini". Oltre a queste forme di prevenzione, per disposizioni di Legge ogni Azienda USL deve organizzare l'Ispettorato Micologico in modo tale che sia possibile per le strutture Ospedaliere e soprattutto per i Servizi di Pronto Soccorso, avvalersi di un esperto Micologo in caso di ricoveri per presunte intossicazioni fungine, per assicurare una diagnosi il più possibile precoce.